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Archivio news1° SEMINARIO DELLA SCUOLA DI LIBERALISMO "LUDWIG VON MISES" 2012 - ABSTRACTABSTRACT DELLA LECTIO MAGISTRALIS DEL PROF. LORENZO INFANTINO SU: "LIBERALISMO E SCELTA INDIVIDUALE"Se Il liberalismo non punta tuttavia all’estinzione della presenza pubblica. Come Hayek ha precisato, «il liberalismo si distingue nettamente dall’anarchismo e riconosce che, se tutti devono essere quanto più liberi, la coercizione non può essere interamente eliminata, ma soltanto ridotta al minimo indispensabile, per impedire a chicchessia […] di esercitare una coercizione arbitraria a danno di altri». Il potere pubblico è pertanto insopprimibile. Deve però limitarsi a svolgere una funzione di servizio nei confronti della libera cooperazione sociale. «Né Locke, né Hume, né Smith, né Burke […] si sono mai posti a difesa di un completo laissez faire, che […] in senso letterale non è mai stato affermato da nessuno degli economisti classici inglesi. […] la loro posizione non è stata mai contraria allo Stato come tale, né incline all’anarchia, che è la conseguenza logica della dottrina razionalistica del laissez faire; […] ha preso in considerazione tanto le adeguate funzioni quanto i limiti dell’azione dello Stato». Il mito del Grande Legislatore spinge a cercare qualità (quali l’onniscienza o la perfezione morale) che gli uomini non hanno; o spinge a rendere permanente quel che l’essere umano può solo «occasionalmente fare». Ma non è qui la soluzione. Anzi, conferire il potere sulla scorta esclusiva di presunte qualità personali è ciò che crea il problema: perché quelle presunte qualità vengono utilizzate a giustificazione di un potere privo di limiti. Occorre allora avere regole e controlli, che riducano al minimo la possibilità dei governanti di danneggiare i governati. La questione è impedire all’uomo di fare il peggio quando è al peggio, condizione a cui nessun essere umano può sottrarsi. Ecco quindi Hume affermare che le costituzioni devono essere fatte in modo tale che, tramite «freni e controlli», anche un «furfante» sia messo nella condizione di recare il minor danno possibile. Come dire che bisogna voltare le spalle al “governo degli uomini” e passare al “governo della legge”. Il che non è ovviamente un’idea nuova nella storia dell’umanità. Basti solo pensare a quanto in merito è stato scritto da Aristotele o da Cicerone nell’antichità e da Locke nella fase storica che ha preceduto Mandeville e i moralisti scozzesi. Le argomentazioni svolte da quest’ultimo gruppo di autori hanno però un’energia nuova: perché al mito del Grande Legislatore essi hanno opposto delle sistematiche ragioni gnoseologiche. Gli uomini sono fallibili. E non c’è “causa” che possa cambiare la loro condizione. Il che implica l’accettazione del processo di secolarizzazione, cioè a dire della separazione fra politica e religione e anche della separazione fra la politica e tutte le concezioni finalistiche della storia. È pertanto necessario abbandonare l’idea che possa esistere un “punto di vista privilegiato sul mondo”, una fonte superiore della conoscenza, pubblicamente accettata come tale. E non resta che affidarsi alla scelta individuale e all’esteso procedimento di scoperta da questa resa possibile.
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